Il Gallo Solitario e La Piazza del WiFi

La Playa. Una scuola azzurra. Un panificio che fornisce un solo tipo di pane, di tre forme diverse. Una piazza triangolare, dove all’improvviso si vedono radunate tante persone.

Tutte chine. E poi il gallo solitario di Calle 3, nerissimo, con una cresta rosso fuoco.

Anche lui come quelli della piazza triangolare, sempre a testa china.

Il gallo solitario è sempre davanti all’entrata di Villa Vaja. Distante dal gruppo di polli che gironzola tra la scuola azzurra e il panificio.

L’ho notato il primo giorno.

All’alba ci alziamo. Per strada i rumori non si sono mai fermati. E Marianna di notte, con il suo fare calmo, ha sbraitato, accusando il gallo solitario di aver cantato fin troppo. Ma io ero certa che quel canto non fosse il suo.

Il panificio è in fervente attività. Ha due entrate piccole, da un lato entri dall’altro esci. C’è già una lunga fila. Ho visto quella scena altrove. Ma non ricordo dove. Tra il gruppo che aspetta, un ragazzino, avrà avuto l’età di mio nipote. 8 forse 9 anni. Osservo quel moretto. Tutto è molto veloce, non hai molta scelta e non ci sono sacchetti di plastica ognuno ha la sua borsa, alcuni avvolgono il pane in della carta.

Su una specie di scaffalatura, all’aria aperta, dei rettangolini. E’ il dolce, l’unico. Ed è quello che il ragazzetto chiede. Sarà stata la ricompensa per qualcosa, penso. Un rettangolino, servito direttamente in mano, senza carta.

Cuba mi lascia intontita. Non so cosa si prova. Ma affascina e fa male.

Torniamo a Calle numero 3. Il gallo solitario è sempre lì. La scuola azzurra inizia ad animarsi di ragazzini. E il caffè di Javier è pronto sotto il pergolato. Il migliore che abbia bevuto.

Intorno varie sculture: vecchi arnesi modificati, e un enorme fusto di platani, di quelli che qui, tradizionalmente cucinano fritti, croccanti e deliziosi. E poi due piccole gabbie con due uccelli . che sembrano scalpitare. Cuba. Metafore. Marianna ed io avremmo pensato la stessa cosa perché ci guardiamo senza parlare.

I due uccellini si aggiungono al gallo solitario, che si aggiunge alla mucca e al colibrì. Ma i primi due sono infelici, scalpitano rinchiusi. Lui, il gallo solitario è libero. Della mucca argentina si sa che è tra le pagine di Alberto. Del colibrì, nella fantasia di Javier.

Sulla strada verso la piazza triangolare, c’è sempre gente, china. Noi guardiamo e proseguiamo. Il mercato è poco distante e lo notiamo da lontano. Due sezioni, frutta e verdura da un lato e carne da un altro. Non avresti mai immaginato di comprare un enorme pezzo di carne con un esercito di mosche castriste all’attacco. È qui che i miei anticorpi hanno combattuto come in guerra. Abbiamo mangiato frutta senza lavare, carne arrostita su un vecchio braciere, il tutto condito da una umanità che avevo dimenticato.

Non puoi comunicarlo al mondo. Non puoi twittare quel che senti e vedi. Non c’è internet. Non c’è wi-fi. Il mondo, quello antropocentrico è lontano da qui. I noi “io”, in corsa verso l’impossibile è fuori da queste pareti. E mi chiedo se vorrei restarci.

No. C’è il wi-fi. Lo scopriamo per caso ritornando di sera tardi, e facendo il percorso all’incontrario verso la piazza triangolare. Gente, tanta gente. Tutti chini, seduti, su panchine, in piedi contro un albero. Ci avviciniamo tra l’incuriosito e il sospettoso. Qualcuno da lontano fa un cenno e dice qualcosa: 3 cucs e sei connesso. Anche tu nel mondo antropocentrico. E anche qui da Cuba ritorni ad essere come quel gallo solitario.

E’ la piazza del wifi. L’unico piccolo punto di quella zona dove qualche pazzo o genio ha deciso di attaccarsi all’amo del mondo. Compri una scheda di nascosto. Dura 60 minuti. Il trucco è togliere la connessione quando hai finito e riutilizzare i minuti il giorno successivo.

Non sappiamo se ridere o piangere.

Intorno a noi gente che parla ad alta voce su skype, chi è al telefono, chi al pc. Saremo un centinaio. Tutti a testa china. Tutti solitari, come quel gallo.

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