Il Colibrì e il Tempo che Fu

Mi chiedono: “ma che effetto fa…”, “com’è…”, “cosa ti è sembrata…?”.
E io resto muta qualche secondo. Non so rispondere, non so ancora capire che effetto ho provato.
Abbiamo camminato ore nei barrios, lontano dalla massa, mangiando frutta e comprando da botteghe e mercatini dove insieme alla carne e alle verdure compravi mosche che svolazzavano in piena libertà. Forse le uniche ad averne.

Alberto Guerra Naranjo ha un berretto bianco e pantaloni larghi. Grandi denti bianchi. Ci ha accolto all’aeroporto con un sorriso spettacolare e un abbraccio caloroso tipico dei sud del mondo.
Un catorcio nero anni ’60 ci aspetta fuori. Non parlo. Non so trovare le parole. Guardo il mondo intorno a me mentre l’auto a fatica riparte.
Dall’avenida Rancho Boyeros i nostri amici si dirigono fuori dalla città.
Il mondo. Dov’è il mondo? Quale mondo? In quale epoca e tempo?
Resto ancora minuti in silenzio. Non parlo, ma ne percepisco il senso di quella che è una versione dialettale dello spagnolo.
La macchina va. Marianna e Cristina come me sono in silenzio. A destra l’università. Facoltà di Ingegneria, definita da loro la fabbrica dei tecnici del sorriso. Non so perché. Non chiedo. Ma mi piace la definizione. Le labbra accennano un movimento.

Il primo barrio ha strade non asfaltate e case umili sia a destra che a sinistra. Ci dirigiamo verso l’esterno de La Habana dove ci aspetta l’ex ambasciatore cubano a Roma. E’ lì che alloggeremo. E’ lì che per pochi dollari a testa Alberto ci ha trovato da dormire.
Javier, L’ex ambiasciatore che parla perfettamente l’Italiano ci accoglie a braccia aperte. Una casetta piccina picciò…un nido pieno di mementi. Foto del grande Imperatore Castro. Di Gianni Minà e di Gillo Pontecorvo. Io sorrido. Sorrido. Si sorrido. Sono a Cuba e sorrido.
Le nostre stanze, spartane di Cuba, non spartane di Sparta, sono sul lato destro della casetta, circondata da giganti alberi e piante,in mezzo alle quali si dice si nasconda un bellissimo colibrì; tutt’intorno panchine e sedie realizzate dalla scrittrice-artista compagna di Javier.

Alberto resta a parlare fuori con Mauricio, il nostro contatto. Io mi guardo intorno. Marianna controlla i suoi trucchi e le limette delle unghie. Cristina si dondola su una sedia.

…fine prima parte

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