Lettera ad una zia #italoamericana

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Cara zia, “vengo a voi con questa mia a dirvi…”. Sì, cito Totò e Peppino. Ma a differenza della loro intelligente comicità, questa lettera ha dell’amaro.

Non userò toni arrabbiati, né un linguaggio “aulico”. Non lo comprenderesti zia… Perché come diceva ‘a nonna’ : ‘a gente è comm ‘e dété ‘re mmane, no puonno essere trattat ‘o stesso modo”.

Non aveva titoli ‘a nonna, ma era intelligente e saggia. Tu meno. Mi dispiace. ..Ma ti sei portata dentro l’arroganza di chi crede di aver visto il mondo. E invece sei rimasta piccola dentro. E così, scopro ancora una volta quanto l’ignoranza è “’a cchiù brutt re malatie”. E l’ignorante è pure arrogante. Pensa e crede di sapere e capire tutto.

“Nun ten limit ‘o gnorant”.

Perché ti scrivo? Perché nonostante ti voglia bene, mi sono rotta le palle di ascoltare ore e ore di commenti acidi e cattivi. E credo che a 40 anni ho almeno il diritto di dire quello che penso e smetterla di accontentarvi per educazione. Hai lasciato la tua terra quasi 50 anni fa. E puntualmente ogni volta che torni, “accumincia a solita tiritera…”: “l’ Italia è semp a stessa, ‘o paese non cagna…pecché nuio ammò fatt e ammò ritt….pecché ccà tutti quant arrubbat…e pè finì l’università ce mettit na vit….”

Cara zia, dall’alto “e stu pulpet ‘e gnoranz” ma ti sei mai guardata allo specchio? Ma nessuno mai ti ha detto, che non solo sei ignorante e arrogante, ma hai anche dimenticato le tue origini!?

Hai ragione, tu “’A Meric” la devi ringraziare, perché probabilmente, anzi di certo, in Italia non avresti combinato una mazza. Saresti finita a fare la contadina e non avresti nemmeno onorato la categoria onesta, di cui facevano parte tanti paesani compresi i nonni. O forse, per sentirti diversa saresti finita “int a ‘ na maglieria”, e come tanti altri avresti messo “a burzetta a tracolla” e un rossetto rosso “sbavat”…

Zia, è così triste quello che sei. Ogni volta che ti cerco, usi parole cattive e forse data la tua ignoranza, non te ne accorgi nemmeno. Parli di Trump come se ti fosse amico. Parli di gente che arriva da un altrove come se fossero tutti terroristi. Parli usando un gergo “trumpiano” becero ed offensivo, giudicando musulmani e ispanici, afro-americani, come se tu fossi un valido esempio di “America che funziona”.

Tu non hai capito che l’America che ti ha accolto aveva bisogno di te per le tue braccia, aveva bisogno della tua ignoranza per costruire questa società.

Ma chi sei tu per giudicare gente che non conosci. Tu, che hai fittato case a quegli stessi che giudichi e che ti pagano “al nero”.

Tu che giudichi i musulmani? Professori universitari, medici, giornalisti, gente intelligente, umile, che ama senza misura. Ma chi cazzo sei tu per giudicare la Turchia che non sai “manc addù se trov?”

Ma cosa conosci tu? Dove sei stata? Parli delle crociere dove vai. Ma se ti chiedo dove sei andata non sai indicarlo nemmeno sulla carta geografica.

Non sai l’Europa com’ è fatta, e peggio, non conosci la tua storia, la storia della Nazione Italia, la storia del tuo passato di immigrazione. O meglio, lo hai rimosso. Lo hai rimosso perché sei vuota, insignificante, perché rappresenti per me il peggio. Peccato ho il tuo sangue.

E ancora, parli di gente come me arrivata negli States con lauree, dottorati, anni di esperienza in Italia, che paghiamo le tasse, che non siamo “migranti” come lo sei stata tu, senza “art né part”, e senza manco la dignità di ricordarti chi eri e da dove venivi.

Vai in chiesa la domenica. Io ti consiglio di andarci meno e rispettare di più il prossimo. O almeno provare ad analizzare le cose. Ma hai ragione, pretendo troppo.

E allora, sai che c’è, mi auguro che resterai sempre chiusa nel tuo ghetto. Perché se per caso dirai le stesse cazzate con qualcuno che non ha la mia stessa pazienza, allora sì che dovrai abbassare il capo. Chiudere gli occhi. E ripensare alla nave che ti portò “int a st’Americ”.

Ringraziala, questa terra. Rigraziala a voce alta. Altrove saresti stata ancora più piccola, vuota, inutile di quello che sei ora.

 

Enza.

 

Nota:  Ogni riferimento a persone, o a fatti realmente accaduti non è puramente casuale. La lettera è dedicata a quei parenti che appartengono alla stessa categoria di “mia zia”. Ovviamente gli Italo-Americani non sono, per fortuna, tutti simili alla categoria descritta.

 

 

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