La grande bellezza

L’atteso Oscar a “La grande bellezza” di Sorrentino, in Italia divide i critici. Dio ce ne scansi da questa categoria che, spesso tende a voler trovare il lettino di Freud dietro una scena, quando semplicemente il motivo è pratico e legato a questioni produttive. Bernardo Bertolucci, ad una mia domanda, rispose: “Non stiamo di certo seduti a tavolino a decidere il taglio di una scena. Il suo significato non è di certo previsto, e se poi viene fuori che quel poster di Ford era messo lì perché si voleva dare un determinato significato…bè, non è sempre così. Quel poster era l’unico che l’edicolante aveva in quel momento!”. Insomma, tutto è più semplice di quel che si pensa.

“La grande bellezza” non è “La dolce vita”. Per mille motivi. Lasciamo in pace Mastroianni. Che si ammiri la bravura di Servillo poi, è altro discorso. Che Sorrentino di certo ammiri Fellini, cosa scontata. Che il ritratto della “Roma città eterna” sia poco eterna anche ne “La grande bellezza”, non significa di certo che i due film siano l’uno specchio dell’altro. La visionarietà di Fellini era altra cosa dallo sguardo di Sorrentino.

“La grande bellezza” è un gran film, di un gran regista. Che può piacere oppure no. Osannato negli States. Dove nei titoli dei giornali già da qualche ora si legge: “”The Great Beauty” Will Win Best Foreign Language Feature..”

In Italia, invece, come in tutte le cose si è divisi. Perché “divisione” è concetto nazionale.

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