Dalla parte di Bertolucci

Non ho mai simpatizzato per quelli che, conoscendo poco o niente “il dietro le quinte” di un prodotto cinematografico, si ergono a gran recensori, senza poter immaginare che molto spesso dietro una immagine c’è semplicemente un gioco di colori e luci, un incontro casuale di combinazioni. A confermarmi tutto ciò, Bernardo Bertolucci, il quale durante una lunga chiacchierata, mi spiegò che spesso i critici tendono a decostruire fino all’osso situazioni che non richiedono nulla se non il semplice caso. E allora (nonostante anch’io avessi de-strutturato un suo film per cercare, come disse lui “come un lumicino in una miniera” qualcosa di inusuale) mi resi conto quanto il cinema sia un mondo di sovrastrutture che spesso ci fanno stare più dalla parte di Freud che non del regista.

Nonostante ciò, mi diverte guardare i film de-strutturandoli. Con una differenza. Io so cos’è “fare un film”. O almeno, ho avuto modo di imparare l’enorme lavoro di sinergie, collaborazioni, ideazioni e fatiche varie, che richiede la lavorazione di un prodotto cinematografico.

“Io e te”, ultimo film di Bernardo Bertolucci (tratto dal libro di N. Ammaniti), ha la “verve” di uno scapigliato sessantottino.

Nonostante la fotografia non sia di Storaro (il sodalizio si è rotto da tempo), le immagini sono interessanti e “scritte con una luce straordinaria” (Storaro insegna). La regia di Bertolucci non è per niente atavica, nonostante i suoi quasi 70 anni. E ha magistralmente diretto i due giovani (attori non protagonisti): lei, di un fascino fuori tempo, lui, puro e adolescente nel vero senso della parola. Chi conosce bene il suo cinema può essere tratto in inganno da alcuni di quelli che sono “gli stereotipi” del regista: rapporti padre-figli, Freud con psicanalisi, inconscio (il luogo chiuso del film), qualche traccia del ’68 ma rivisto in chiave moderna. Insomma, c’è tutto un mondo che comunque non stanca, non annoia, perché la capacità di Bertolucci è appunto quella di non essere rimasto ancorato, come molti vecchi grandi del cinema, al passato, ma è riuscito con delicatezza a raccontare due giovani d’oggi. Il suo rapporto letteratura-cinema è quello di sempre: “per essere fedele al testo devo tradire…”come disse a Moravia quando girò Il conformista. Dunque, figlio artistico di Pasolini (che aveva scritto molto sul rapporto cinema-letteratura) e dei grandi della novelle vague, termina il film con un fotogramma nel quale c’ho visto il finale de “I 400 colpi” di Truffaut.

Ci sarebbe molto ancora da dire ma termino con una risposta ad una mia domanda (che molti critici dovrebbero leggere!) “Ci sono degli imprinting dai quali mai ci liberiamo. Ma poi perché dovremmo liberarcene? Quando faccio un film di certo non mi metto a pensare a quelli precedenti! è ovvio che molte immagini di lavori miei o di altri colpiscono magari di più e tu te li porti dentro sempre…”

Colonna sonora strepitosa: un D. Bowie inedito.

Va visto. E consigliato a genitori e figli.

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One thought on “Dalla parte di Bertolucci

  1. Un altro film che mi sentirei di consigliare a genitori e figli é “In mezzo scorre il fiume.” Te lo raccomando se non l’ hai già visto.

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