L’Arcangelo delle salite

(da “Il Sannio quotidiano ” del 11/05/2011)

di Enza Iadevaia

“Un giorno un mio zio, che aggiustava bici ed orologi, mi mise su una bicicletta. Era da passeggio, io desideravo quella da corsa. Allora quando tornai a casa, presi il manubrio a martellate. Volevo dargli la forma come quello dei ciclisti”. Se ci fosse stato Adriano de Zan a fare una radiocronaca negli anni ’40, avrebbe coniato qualche frase per quel giovane sannita che, tra il ’40 ed il ’50 staccava tutti in salita. E se a raccontarlo, ci fosse stato Dino Buzzati, di certo lo avrebbe paragonato a qualche rapace delle sue zone. Non per il carattere. Mite, taciturno, timido. Quanto per il talento nello spiccare il volo. È Arcangelo Bove. Quello che un giornalista definì “la stella del sud”. “La prima corsa la vinsi nel ’43/’44. Avevo intorno ai 16 anni e per gareggiare dovetti fittarmi la bici”. Lui che non è stato mai raccontato attraverso le immagini televisive, ha vissuto negli anni delle radiocronache, dove l’affabulazione, l’enfasi e la bravura di chi raccontava, rendeva le corse, fantastiche avventure. Anche se la realtà era altra cosa. “Si correva nella polvere. Con magliette di fortuna addosso. Senza un programma di allenamento preciso. “In una gara a Marina di Minturno io e il mio amico Ciambriello, arrivammo con gli zoccoli, ci rendemmo conto di quanto eravamo mal equipaggiati. Gli altri erano ben vestiti, ben preparati. Mi facevano impressione per questo, però vinsi io”. La svolta ci fu nel ’49, l’anno in cui fece sue ben 28 gare. Ma la vittoria più bella fu la conquista di sua moglie. “In una gara ad Airola, capitai nella salumeria della sua famiglia per comprare zollette di zucchero e cotognata. Lei sbarazzina, chiese chi fosse nel gruppo “il ciclista Bove”. Fu subito colpo di fulmine. E lì le gambe da grimpeur, persero forza. Ma vinsi lo stesso la gara e le mandai dei fiori”. A quei tempi si correva così, con il cuore e le sensazioni. La mancanza di una figura tecnica, capace di indicare allenamenti, tattiche e strategie, non consentirono davvero di portare su gradini ancora più alti questo timido campione dalle potenti gambe e dal cuore buono. “Il grande Pasquale Carbone, mi diceva sempre – ce vulessën ‘e coscë toe ‘e a capa mia. Nun perdessëmo mai!” Arcangelo affrontava le salite staccando anche i campioni. In solitaria per 70 km alla Sassari-Cagliari, vinse il Gran Premio di Montagna lasciandosi dietro Alfredo Martini, futuro tecnico della nazionale dei Moser, Saronni, Argentin. Piccolo scalatore venuto dalla provincia. Un Pantani d’altri tempi e come per il pirata di Cesenatico, prestava alla sua bici le attenzioni più amorevoli. “Quando ami la bicicletta la curi in ogni particolare. Impari a capirla e a come adattarla a te. E non la lasci più”. Lo sguardo timido di questo sannita dalle gambe potenti e 85 primavere alle spalle, è il contrario dei suoi racconti, rapiscono e continuano a portare con sé gli amici di vecchia data e le nuove generazioni. Le sue, sono cronache, colorate da aneddoti mai scritti. Il suo amico Giorgio Ciambriello che sapeva incitarlo gridandogli: “Arcà, tu in salita pedali senza mani, vai, staccali tutti!”, le mitiche salite di Tuoro dove è ancora imbattuto, le partite a carte con Bartali, Koblet e Bizzi sul traghetto per la Sardegna, la gara “ad inseguimento” di Napoli dove batté Bruno Monti, che per quella sconfitta dovette sorbirsi anche gli sfottò del grande Coppi: “ma non ti vergogni? Ti sei fatto battere come un ragazzino”. Quello di Arcangelo Bove è il racconto della gloria, della fatica e dei pochi sogni, di una parte d’Italia comunque speranzosa. Di un’atleta uomo che quando correva al fianco dei grandi si sentiva emozionato e che quando vinceva non alzava le braccia al cielo. Pensava alla madre che lo aveva sempre incitato. Ai suoi otto fratelli ed ai soldi del premio.

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Arcangelo Bove, anche conosciuto come “la stella del sud” o il “gladiatore sannita”, è stato ciclista tra la fine degli anni ’40 e metà degli anni ’50. Nato a Paolisi nel 1927, vive ad Airola. Già dalla prima gara vinta da ragazzino negli anni ’40 a Cervinara, mostrò le sue doti di scalatore. La prima gara ufficiale nel 1949 a Casagiove. In quell’anno vinse ben 28 corse. La Learco Guerra di Milano fu la squadra per la quale gareggiò per alcuni anni.

Nel 1951 corse da professionista, insieme ai grandi campioni, vincendo alla Cagliari-Sassari il Gran Premio di Montagna e battendo lo scalatore italo-svizzero Clerici.

Nella Roma-Napoli-Roma del 1951, gara, cui partecipavano campioni del calibro di Kübler, Magni, Fausto e Serse Coppi, Pinarello, Bove vinse la semitappa che si concludeva a Benevento. Impresa immortalata anche sulle pagine di uno “Sport Illustrato” dell’epoca. Dal 1949 al 1955 vinse diverse gare in Campania.  Dal 1955 smise di correre da professionista ma la bici non venne mai appesa al chiodo. (e.i)

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