Malgorzata… che va in bici

(da “Il Sannio quotidiano ” del 9/05/2011)

di Enza Iadevaia

Chi a Durazzano conosce Malgorzata, sa che è Margherita. Quella che va in bicicletta. “E’ uno stile di vita. Come quando scegli di vestire casual o elegante. In famiglia tutti andavamo in bici. Non so se considerarla una passione. È molto di più. Quando potevo scappare, volavo con lei. Zenit era la marca di quella che ha trascorso con me la maggior parte del tempo”. La Polonia è la sua terra. L’Italia l’ha adottata. E con lei, la vecchia due ruote. “Percorse con me il viaggio per arrivare qui. Eravamo in due ad emigrare! Poi, tempo fa ho comprato una Bianchi”. Una terra non è solo di chi vi è nato. Ma di chi riesce a farla sua. Di chi riesce a trovarvi una ragione. Un sentimento. Una motivazione. “Quando arrivai a Napoli fu una sofferenza, perché muoversi con la bici non era né piacevole né consigliabile. Durazzano è stato un pò come ritornare a Leszczawa Gorna, il paesino dove sono nata. Qui, ho potuto riprendere la bicicletta e sentirmi di nuovo libera di vedere quello che volevo, con i tempi lenti che avevo imparato in Polonia. In bici per fare la spesa. Per raggiungere l’ufficio postale o il laboratorio medico. Per andare in palestra a Sant’Agata due volte alla settimana. La bicicletta è là dove vado io”. A Durazzano non ci sono laghetti. Come quello di Sącz, una delle sue mete da ragazzina. Ma lei è felice lo stesso. Ha due enormi occhi, chiari e lucenti. E tre bambini, che alternati, si vedono spesso nei sediolini dietro la sua bici. E l’immagine dei bimbi è una di quelle legate a Leszczawa Gorna, dove sin da piccoli in gruppi si scorazza ovunque. E quel senso di libertà e spensieratezza, è il motivo per cui ha deciso dieci anni fa di trasferirsi nel Sannio. “La bici mi fa pensare alla libertà assoluta, alla spontaneità, al senso vero del contatto uomo-natura. Quando esci in bicicletta perdi la cognizione del tempo e della distanza. Mi capitava spessissimo lì in Polonia di ritrovarmi a percorrere stradine e paesini lontano da casa. Solo al ritorno comprendevo le reali distanze. I pensieri vanno con le pedalate. Quando sei rilassata non pensi ai km da percorrere”. Le escursioni, di lungo o medio termine, erano nella Polonia di Malgorzata, come l’uscita in centro per noi. “Il sabato o la domenica, o quando non si andava a scuola, facevo lunghe fughe, anche da sola. Raggiungevo piccoli boschi, parchi e mi godevo la natura. Si viveva lì in Polonia di emozioni semplici. Spesso con i miei fratelli portavamo nello zaino cose da mangiare e appena trovavamo il posto ideale, un pic-nic non mancava mai”. Nel suo italiano delicato c’è la malinconia di quella terra lasciata. Ma non il desiderio di andare via. Si va per poi ritornare. E anche in quei viaggi, la due ruote è con lei. “Durante una visita in Austria con mio marito, i bambini e le bici montate su, ci fu un imprevisto e la macchina si ruppe. Le biciclette ci tornarono utili! Le smontammo dal portapacchi, caricammo i bimbi sui sediolini e percorremmo diversi km per trovare un posto dove pernottare”. Questa ragazza dell’est, dai lunghi capelli e dal sorriso delicato, come il sole di questi giorni, racconta della sua Polonia con enfasi e gioia. Racconta di gente semplice e lo fa con la gestualità tipica di noi meridionali. Ha assorbito molto di questa terra e ne è felice. “Qui tutti hanno fretta di raggiungere un posto. Vedo poche persone muoversi in bicicletta. Vivo bene, ma io non cambio stile. Lì in Polonia non solo è un mezzo. Ma un modo di essere. Se sei in sella, e un auto arriva alle spalle, hanno l’abitudine di mettere la freccia. Non so dire se è rispetto o abitudine”. Poi prosegue “Vedere la bici ferma davanti casa è come un segnale, tu sai che quella persona è lì. Se non c’è la bici non ti fermi”. Sorride Malgorzata. E il racconto di quella faccia, truccata solo di euforia, ragazza di un est che non ha più confini, si confonde, tra le note del Notturno di Chopin e il suono del campanello della sua bici. “witam rower dziewczyna: ciao ragazza in bicicletta”.

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L’uso della bici

Dalle statistiche AUDIMOB – Osservatorio sui comportamenti di mobilità degli italiani, emerge che la bicicletta come mezzo di trasporto abituale, è utilizzata almeno 3-4 volte a settimana, per oltre il 13% degli italiani tra 14 e 80 anni. A questi si aggiungono un altro 23,5% che la adopera in modo occasionale. Il peso complessivo della due ruote come modalità di trasporto, resta però ancora modesto, attestato a meno del 4% di tutti gli spostamenti che si effettuano ogni giorno. Nei Paesi dell’Europa centro settentrionale si registra una percentuale molto più alta. Quanto ai caratteri anagrafici, la quota dei ciclisti “abituali” risulta maggiore tra gli uomini rispetto alle donne (15,5% contro l’11,7%). Ma è nei dati regionali che si registrano le spaccature più profonde. Gran parte dei ciclisti “abituali” si concentra nelle regioni nel Nord Italia ed in particolare in quelle del Nord Est. In tutte le regioni del Sud non si supera la soglia del 10% con punte negative in Molise (3%), Basilicata (3,3%), Sicilia (3,6%) e Campania (4,1%). Quali sono le ragioni di fondo che portano a scegliere la bicicletta piuttosto che un altro mezzo di trasporto? Per chi utilizza le due ruote abitualmente, questa ragione va ricercata soprattutto: nell’opportunità di evitare il traffico e le code (29,3% delle indicazioni) e nell’opzione salutista di chi afferma che andare in bici “fa bene alla salute” (29,1% delle scelte). È da sottolineare inoltre che salute e tempo libero incentivano l’uso della bici in misura anche superiore nel caso dei ciclisti occasionali, superando in entrambi i casi la quota del 37%. Meno significative sembrano invece essere le motivazioni di tipo economico (“È una modalità di trasporto economico” con l’11,6% di indicazioni tra i ciclisti abituali) o ecologico (“Combatto contro l’inquinamento” con il 10,9%). (e.i.)

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