Suor Agnese delle Clarisse

I chiaroscuro sulle pareti fanno pensare a Caravaggio. I movimenti sono lenti. Suor Agnese cammina a testa bassa. Si ode solo il suono dei piccoli piedi sul pavimento. Nella mano destra un breviario. L’altra è piena di segni di vita. Il monastero delle Clarisse di Airola è uno dei più antichi del sud Italia. Così come antiche ed eterne sono le sue regole. La religione fa paura in certi casi e questi muri sembrano voler segnare un confine con il resto del mondo. La mente vaga alla ricerca di spunti letterari. Ma il suono della voce della badessa blocca i pensieri. S’ode un cantico. La macchina fotografica è rimasta chiusa nello zaino. Come si fa a catturare gli attimi in questo luogo? Lei ha una voce fioca. Si fa fatica a sentirla. Illustra con spiegazioni religiose la Cappella Carafa, piccolo gioiello del monastero. Gli affreschi catturano lo sguardo ma nessuno osa far domande a caso. Non è semplice rimanere seduti per ore ad ascoltare il silenzio, e per di più quasi al buio, eppure l’attenzione cede al fascino di quelle immagini e si lascia condurre lungo i corridoi del monastero a seguire la quotidianità di quelle donne. Qui, in questo “fuori dal mondo” è difficile ridefinire i concetti di spazio e tempo.

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