Sopra i luoghi e contorni.

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Dall’Appia, direzione Montesarchio, imbocco la strada che porta verso Roccabascerana. Evito l’autostrada e mi dirigo verso pesini dell’irpinia che mai ho visitato: Pannarano, Pietrastornina, Montefredane, Summonte. Poi ancora Zungoli, Cairano, Calitri.

Per la prima volta l’auto non la maledico. Anzi. Vado piano, attraversando angoli di luoghi e centri abitati minuscoli. Rispetto i segnali per godermi le facce che incontro e che dal finestrino osservo, di sfuggita sì, ma riesco a coglierne i segni della vita.

Oggi, domenica, davanti ai minuscoli bar ci sono i soliti anziani che si ritrovano per la briscola. Per strada poche macchine. Io vado oltre e leggo di frazioni mai sentite nemmeno nominare. Il cielo plumbeo, mi preannuncia pioggia battente, ma io non demordo e penso che dovremmo un pò meno rassegnarci e un pò di più osare.

Sopra i luoghi del fare c’è tanto da imparare. Ho compreso che se vuoi amare il tuo lavoro devi trovare il modo di renderlo adatto a ciò che più ti aggrada. Non mi lamento più se devo alzarmi presto, perché so che mi attende un sopralluogo dal quale apprendo nuove cose.

Il termine sopralluogo nasce per esigenze giudiziarie, quando ci si doveva recare “in loco” per ispezioni. Ed in realtà, anche se sotto spoglie diverse, oggi ha lo stesso significato: il sopralluogo serve per conoscere, indagare e capire meglio una relativa situazione.

Da quando “sopralluogo” usando di più i miei sensi e dosando le emozioni, ho constatato che torno a casa con qualcosa in più da immagazzinare. Se ci si riflette bene, il “sopralluogo” potrebbe esser fatto da ognuno di noi in ogni campo. Anzi, se ben ci pensiamo lo si adopera senza nemmeno accorgercene.

Quante volte nei piccoli paesi quando succede un fattaccio o un fatterello, usciamo per informarci meglio?! Ecco, quello che magari è chiamato “inciucio di paese” non è altro che un “sopralluogo” dell’altrui fatto. E quando andiamo a trovare un’amica per un qualsiasi evento, non mettiamo in atto “un sopralluogo”? Insomma, spesso facciamo le cose e non ce ne accorgiamo nemmeno.

Un sopralluogo ti permette di conoscere realtà delle quali non ne immaginavi l’esistenza. Ti permette di assaggiare cibi che non conosci. Un sopralluogo è come una porta spalancata sul mondo. Ti offre l’opportunità di entrare senza bussare. E se hai quella leggerezza del buon gusto, fai aprire anche porte chiuse. Un sopralluogo è scoprire che “le ruagnare” eran spelonche buie in cui uomini anneriti dal fumo davano vita a ceramiche colorate. È scoprire che “le cicerchie” esistono ancora e noi non ne conosciamo il sapore. Un sopralluogo è incontrare una realtà che spesso avevi già visto ma non avevi occhi giusti per guardare. Intanto giri e scopri giorno dopo giorno che il sopralluogo ti permette di allargare i tuoi orizzonti. Impari ad osservare meglio, a dosare le parole. Gestisci i silenzi, le risate, le strette di mano. Un sopralluogo è un luogo, una persona, un racconto che ti entra dentro e devi star bene attento a coglierne gli aspetti. Se sei riluttante, scostante e poco motivato, più che prendere, perdi i pezzi. E così, invece di aggiungere una bandierina alla invisibile cartina, finisce che perdi anche qualche pezzo di paesello. Sarebbe opportuno, prima di partire, dare una lettura a Kavafis e ricordare che Ulisse sa bene che il viaggio non è arrivare, ma il percorso che si fa per giungere alla meta.

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