Un monumento inconsapevole

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Ricorrono oggi i 250 anni dalla fondazione del Ponte della Valle di Durazzano

“Ed io ho il mio intento che il Re e la Regina vederanno quello si farà nella Valle di Durazzano”, così scrive Luigi Vanvitelli in una delle sue epistole al fratello Urbano nel 1760. Ma oggi, che ricorrono i 250 anni dalla posa della prima pietra del ponte di mezzo dell’Acquedotto Carolino, la prima opera di rilievo iniziata durante il regno di Re Ferdinando I, parte del patrimonio Unesco, essa giace sepolta dalla vegetazione e dalla indifferenza. “Chi lo creò lo battezzò Ponte della Valle di Durazzano. Se fosse riuscito nel suo intento, si sarebbe chiamato Ponte di Ferdinando I. Un ponte dedicato ad un re, seppur “piccirillo”, ma non ad una trappola”, commenta Mario Pagliaro, architetto irpino ma durazzanese di origini, di cui è prossima la stampa di una ricerca che riscrive la storia di questo ponte dimenticato. Il Ponte, collocato nel punto più stretto della valle tra Durazzano e Sant’Agata dei Goti, infatti, oggi è più noto come Ponte Tagliola. La dedica al nuovo re doveva servire a Vanvitelli come conferma di quel rapporto privilegiato che aveva saputo instaurare con Carlo III ed Amalia, rapporto che adesso, però, era seriamente minacciato dalle gelosie e dai conflitti con Bernardo Tanucci e la sua parte politica. Invece: “quella lapide, per cui l’architetto combatté una silenziosa guerra di diplomazia, spendendosi in lusinghe e ricerca di favori, non solo non fu apposta, ma ne fu talmente silenziata l’intenzione che ancora oggi, le fonti ufficiali l’hanno completamente dimenticata o affermano, erroneamente, che sarebbe affissa sul primo dei ponti del carolino, quello fra Moiano e Bucciano”. La storia spesso viene riscritta facendo cadere nell’oblio il passato e così, oggi, il ponte Tagliola “è solo un giardino verticale di piante selvatiche – prosegue Pagliaro – che traggono linfa dall’acqua che vi scorre dentro. Perso, o approssimato nelle memorie colte e istituzionali”. Il resto è oblio, dimenticanza. Eppure il Ponte Tagliola è testimone di vicende antiche e simbolo di povertà contemporanee. La sua fondazione coincise con tempi politicamente epocali, per l’impronta che il regno di Napoli voleva giocare nelle vicende europee e nello stesso tempo critici per gli equilibri socio-economici locali, si trovò così, ad esser campo di battaglia di interessi personali, rappresentazione delle rivalità tra Vanvitelli e Tanucci, tra il conservatore papalino ed il laico riformatore. “L’obiettivo dello scontro sul ponte di Durazzano”, commenta Pagliaro, “era quello di impedire che una struttura funzionale diventasse anche monumento”. Tanucci non poteva permettere che altra gloria si aggiungesse alla figura del Regio Architetto, così non perse occasione per limitare, se non denigrare, il suo operato agli occhi dei reali, isolandolo progressivamente. Dando un colpo di spalla alla storia approssimata fino ad oggi sul ponte durazzanese, attraverso indagini, foto, sopralluoghi, la ricerca di Mario Pagliaro sarà un libro “immaginato perché faccia conoscere tutti gli elementi di una favola: il ponte, i personaggi e i tempi in cui questi vissero. Organizzato per la costruzione di una storia dimenticata, un valore non riconosciuto, un affetto mai concesso. Soprattutto perché sia trattato di pace o almeno armistizio, tra una comunità ed un ponte che per troppo tempo è stato monumento inconsapevole di se stesso”.

da “Il Sannio Quotidiano”, 30 aprile 2010

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