Delizia chiamata Casarsa

“In quello specchio, Casarsa – come i prati di rugiada – trema di tempo antico”. Il treno che porta a Casarsa è uno di quelli che si vedono ovunque. Immagini di trovare un luogo pieno di storia o comunque qualcosa che si avvicini a quei posti in cui camminando ascolti le voci del passato. Invece l’arrivo è deludente. Ma non devi fermarti alle apparenze. Non devi lasciarti prendere dalla fretta. Casarsa trema di tempo antico, come Pasolini scriveva tra le pagine delle sue poesie, omaggio al paese di sua madre, dove visse per un periodo e dove la lingua friulana ritrovò l’antico pregio. Ogni viaggio ha in sé un proprio valore. Ci sono quelli in cui si riposano le membra, quelli in cui si va per divertirsi e quelli in cui si va per ritrovarsi o per ritrovare qualcosa. Casarsa ha un pò di questo. E se vuoi scoprirla meglio, devi visitarla girando con la bici che quel luogo ti mette a disposizione. E così, in questa terra di mezzo, tra Udine e Pordenone, lei ti accompagna a scoprire pasoliniane mete e angoli di cui si raccontano aneddoti e leggende. Paese dalle tradizionali caratteristiche del borgo friulano, con le lunghe facciate di pietra e cortili chiusi, è il luogo in cui il tempo antico sembra restare bloccato nella modernità. La piazzetta centrale ha un bar con tavolini dove ci si ritrova. È Sergio, (l’unico edicolante) il Cicerone scoperto per caso, che racconta con enfasi ed una gentilezza tutta friulana, del perché Casarsa è denominata “della delizia”. Secondo documenti storici, il toponimo “Casam arsam cum curte” allude probabilmente a devastazione avvenute intorno all’anno Mille. L’aggettivo “della delizia”, apprendo da Sergio, risale al periodo napoleonico, quando soldati di Napoleone in marcia da quelle parti, si “rifocillavano di donnine del luogo”. Aneddoti, storielle colorate o verità, resta il fatto che Casarsa non puoi visitarla in un’ ora. Se ti fermi con Sergio sta di certo che ti toccherà pernottare. La bici riprende il suo percorso. Partendo dalla casa materna di Pasolini, si può scegliere cosa visitare. Se si va a scoprir Versuta, giunti poco fuori Casarsa, voltatevi indietro: tutto intorno si apre una pianura disegnata da appezzamenti di vigneti curatissimi, percorsa da “rogge”, pioppeti e boschetti. E vi renderete conto che Casarsa rimane legata alle proprie radici popolari. Se si sceglie invece Li fondis, il sentiero vi porterà nei luoghi dove Pasolini si rifugiava per leggere e scrivere. Oggi di quel luogo non esiste che la poeticità del ricordo. E poi ci sono i fiumi, primo fra tutti quel Tagliamento dai greti vasti e luminosi, che fa di Casarsa la patria del friulano di “ca da l’aga”,di qua dal Tagliamento, quasi per indicare un confine tra due ambienti culturali. Ultimo giro. Ultima immagine, quella delle tante fontane d’acqua (pozzi artesiani con getto d’acqua continuo) disseminate come punti su una cartina: “Fontana di aga dal me pais (…) Fontana di rustic amòur.” Fontana d’acqua del mio paese (…) Fontana di rustico amore. Il treno riparte. Da un ipotetico binario, per altri luoghi, altri sentieri.

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