Luoghi fuori dalla cartina

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Noi siamo quello da cui veniamo. Si va via sperando e pensando di poter cambiare i destini. Quei destini che hanno radici nel paese in cui si è nati. È lì, tra quei mattoni che ci sembrano sempre uguali, tra quelle vie che d’inverno sembrano senza tramonto, tra quelle piazzette colme la domenica all’ora della messa, che vediamo il corso delle cose. Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo e Calvino lo sapeva bene. La paesologia non la impari né la puoi trasmettere, la devi percepire. E per farlo forse devi avere insite le radici della malinconia. “Occorre riuscire a guardare il mondo esterno come se si fosse già perso tutto, come chi è straniero dovunque, come chi ha rinunciato all’idea consolante di appartenere a un luogo..”1 Da dove si parte per raccontarlo questo o quel paese? Da uno sguardo, una parola, un silenzio percepito tra la le strette viuzze o davanti a quei solitari bar dove una “briscola” o un “tressette” la fanno da padrona. E così, se da un lato esistono realtà interfacciate col mondo, da queste parti esistono mondi interfacciati con l’esistenza. Si nasce, si vive, si muore e tutti lo sanno. Tutti partecipano di tutto. E se la curiosità, a volte fin troppo eccessiva sembra maleducazione, una volta lontani a 1000 km, quelle voci ti mancano, quegli occhi curiosi sei tu a cercarli tra gli altri. E scopri che aprire una finestra non ha lo stesso rito di quando sei a casa. Ma è tutta poesia. E allora ti chiedi cos’è realmente il tuo paese. Uno tra i tanti. Arroccato magari, perché medioevale o ricostruito a valle perché vittima di frane e terremoti. Il tuo paese è il peggiore quando ci vivi. Il migliore quando vai via. L’inesorabile scorrere del tempo lo avverti nei volti di chi da lì non si è mai spostato. E allora capisci che la tua corsa affannosa verso il tempo non serve poi a molto. Perché tanto il mondo fugge sempre più veloce di te e non puoi opporvi resistenza, altrimenti è peggio. Come Achille e la tartaruga.

1 Gianni Celati “Una figura d’avvenire” in ” Introduzione a Viaggio nel cratere, di Franco Arminio – Sironi, 2003.

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