Baarìa: il cinema che osa (troppo)

Imponente affresco che racchiude l’intero discorso cinematografico del regista Peppuccio Tornatore, Baarìa è un Kolossal a metà tra il cinema americano e un certo cinema nostrano d’altri tempi. Ricorda per un certo verso il Bertolucci di fine anni ’70.

Il «Novecento» di Tornatore si muove così tra totali maestosi e splendide scene di massa, in una corale epopea che, occupando un arco temporale che va dalla fine degli anni Trenta all’inizio degli Ottanta, abbraccia tre generazioni di una famiglia di Bagheria.

Film ad altissimo budget e di troppo elevato minutaggio, dove tutto si muove tra “numeri extralarge”(in un periodo di grandi tagli alla cultura e di difficoltà enormi per le produzioni italiane sembra quasi una contraddizione): 35 mila comparse, 10 mesi di riprese, più di 120 locations differenti. Un’impresa più che un film all’italiana. Eppure, nonostante Baarìa sembra godere di privilegi così alti, non emoziona come altri film di Tornatore. E se “La sconosciuta” (2006), originale noir all’italiana, era un un viaggio sconcertante dentro le mille realtà che circondano l’individuo, e “Nuovo cinema Paradiso” (1988) una poesia fatta film, Baarìa un “Gattopardo” riuscito male.

E ciò dimostra che pur avendo a disposizione capitali enormi, il risultato non è garantito. E questa è la dura e, se vogliamo, giusta legge del cinema. Soprattutto se pensiamo ai tanti giovani registi che con budget davvero low, girano piccoli capolavori poco presi in considerazione (si pensi al film “Dopo mezzanotte” del regista Davide Ferrario, originale e girato davvero con pochi “spiccioli”)

Il film segue una molteplicità di figure e di eventi senza però trovare una intensa e chiara “linea narrativa”, capace di focalizzare l’attenzione dello spettatore su un determinato carattere o su un preciso snodo narrativo.

Le passioni, le idee, le sensazioni e le emozioni cedono il passo all’ossessiva idea per la bella immagine.

Che lo spettatore lo voglia o no, Baarìa è una summa di tutto il sentire cinematografico di Tornatore.

Ora agli americani l’ardua sentenza.

En.iade, “Corriere del Sannio”, 30 settembre 2009

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