Sud: viaggio civile e sentimentale

“Un paese ci vuole anche per il gusto di andarsene via. Un sud ci vuole anche per lasciarlo alle spalle; nella mente e nel cuore, ma poi per ritornarvi […]”

PordenoneLegge ha calato il suo sipario. Non senza lasciare una traccia. Non senza porre interrogativi su fatti e realtà a noi vicine. PordenonaLegge cala il sipario facendo un dono a noi del sud: “un viaggio civile e sentimentale” con Marcello Veneziani attraverso il meridione. Una piccola epopea reale, che mette insieme un sentire civile e di grandi sentimenti nei confronti di una parte dell’Italia piena di contraddizioni. Orrori, sapori, colori, violenza, magia, cattivi odori di monnezza e deliziosi sapori di cibi unici.

Un occhio che racconta in modo diverso dal solito quei paesi dove per qualcuno Cristo non era andato oltre “per non imboccare la Salerno-Reggio Calabria”, per altri erano “un inferno, un male oscuro”. E questo è anche il motivo per cui il giornalista compie davvero un viaggio in auto, partendo dal punto più estremo, Santa Maria di Leuca: “Cerco di narrare un itinerario culturale, gastronomico, storico, di una parte dell’Italia straordinaria nella sua complessità”.Ma “il sud va raccontato non a pezzi”, prosegue Veneziani, “Non ho voluto farne un saggio, un dossier né un racconto romantico, è un viaggio dentro un mondo che non può essere vivisezionato”.

Il giornalista, come un cantastorie, dipinge in un modo realisticamente grottesco ma sanguigno, un sud che, come definiva Benedetto Croce, era un “paradiso abitato da diavoli”. Il suo racconto intenso è capace di coinvolgere in un silenzio attonito, ma profondo, una platea interamente nordica. Raccontare il sud, da un uomo del sud, in un nord a volte ostile per ragioni economiche e sociali, non è affatto semplice, eppure Veneziani coinvolge a tal punto che la gente non si alza nemmeno quando l’incontro è concluso.

“Il sud non è solo terra di vittimismo, sono del parere che debba pretendere “le chiavi di casa” e potersi gestire da solo e ritrovare una identità a volte nascosta o negata”.

Ed è attraverso la seduzione, il mito che il sud può ritrovare il vero senso di se stessa perché ridurlo ai soliti luoghi comuni vorrebbe dire mancarne di rispetto e vederne solo una minuscola parte. Il sud è visto, nel libro, come una “matria” (citando Edgard Morin), una madre mediterranea che richiama alle origini. “Un pezzo di Italia – prosegue il giornalista – che non deve essere un nord in ritardo e avere sviluppi veloci e innaturali”.

E se Leonardo Sciascia negava l’esistenza di un “tipo umano” del sud, Veneziani rivendica la dignità e un carattere singolare nella loro unicità.

I titoli dei vari capitoli sono estremamente ironici, e la lettura, scorrevole e appassionante, fa immaginare il lettore seduto accanto a questo viaggiatore partito alla scoperta del proustiano ritrovamento del tempo e delle origini.

“Il sud è una calamita, a volte senza accento”. La folla applaude. Ecco. L’Italia ora non ha divisioni.

En. Iade, corrispondente dal “Pordenone Legge”

da “Il Corriere del Sannio”, 21 settembre 2009

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