Una identità chiamata Mediterraneo

“Noi non apparteniamo né all’Oriente né all’occidente. Noi apparteniamo al Mediterraneo”. Le parole dello scrittore israeliano Abraham Yehoshua suonano potenti all’interno del contemporaneo teatro Verdi di Pordenone. Un concetto forte, legato all’idea di storia e di cultura del tempo. “Io dico che noi siamo costretti ad avere rapporti con l’America ma non siamo interamente felici di ciò. Io penso che tutti, in qualche modo siamo legati al Mediterraneo. Se pensiamo alla Turchia, all’Algeria, all’Italia del sud, a quella che voi non sempre amate (accenna ad un sorriso), e che non è solo malavita. Il Meridione ha sfornato letterati tra i più importanti della storia. Ecco, io penso che tutto ciò sia di estrema importanza ed alla luce di questo sarebbe utile creare una “identità mediterranea” che di certo sarebbe migliore di quella americana”. Il viaggio “alla fine del millennio”, attraverso la storia del nostro tempo prosegue ricordando le lacerazioni di un conflitto che sembra non avere mai fine: gli ebrei ed i palestinesi, due mondi uniti da un pugno di terra. Il dialogo è intenso, lacerante in alcuni tratti, i ricordi sono come ferite mai chiuse. Ma lui dimostra una potenza nelle parole ed una profonda conoscenza di ogni aspetto da lasciare la platea sospesa. Il sogno di vivere senza rumori di cannoni è come il sogno tenero che ogni notte fa un bambino.

Il discorso passa dal racconto emozionante della sua infanzia, alla politica attuale, dai rapporti con gli americani (“Io vorrei che gli americani facessero più pressione, invece credo che siano loro soggiogati da noi. Siamo molto abili noi israeliani a gestire l’amministrazione americana”), all’analisi dei suoi romanzi e all’ossessione del tempo, concetto molto forte tra gli israeliani. E qui ancora un accenno al Mediterraneo. “Molti dei miei romanzi sono ambientati nel Mediterraneo. È tutto un mondo. Addirittura “In viaggio alla fine del millennio” i miei protagonisti partono da Tangeri per incontrarsi a Parigi con altri ebrei. Alcuni storici insistevano e sostenevano che non era possibile fosse esistita una nave che facesse un tale viaggio, annullando la possibilità dello scrittore di unire immaginazione e storia. Dopo diverso tempo incontrai una storica alla quale raccontai quella mia idea, lei non era convinta ma io insistetti talmente tanto che alla fine lei riuscì a trovare davvero una nave che aveva fatto quel percorso”. Inarrestabile Yehoshua prosegue: “La Storia deve essere al servizio di chi scrive. Se si prende in considerazione solo l’enorme materiale storico a disposizione, si commette un errore.Un romanzo deve partire dalle figure dei suoi personaggi”. E qui, il discorso si sposta sul confronto tra storia e letteratura, sull’importanza che bisogna dare ai protagonisti di un romanzo, sulla possibilità di non renderli mai banali, mai sottovalutarli e pensare che non avrebbero ragionato come noi. Parla sommessamente, con grande rispetto di ogni figura dei suoi racconti, dimostrando ed insegnando che vita, immaginazione, storia hanno un legame imprescindibile.

Enza Iadevaia, corrispondente dal Festival “Pordenone Legge”

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