Venuto al mondo

Conversando su e con Margaret Mazzantini

“Un romanzo è per me come un grande cartellone dove incollare vari post-it, foto del passato, pezzi di vita”. Così risponde Margaret Mazzantini, (vincitrice del Premio Campiello 2009) ad una delle mie domande.

La conversazione si svolge sedute in modo disinvolto, come tra amiche al bar, nel Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone dopo due ore di interessante dialogo con il giornalista Toni Capuozzo.

Magrissima, sposta di continuo i capelli ramati dietro l’orecchio. Parla in modo veloce. È convincente, chiara, non lascia ombre. Le sue parole sanno di vita vissuta.

Tornata ai suoi lettori dopo 6 anni dal romanzo”Non ti muovere”, la Mazzantini racconta il percorso del nuovo libro.

“è sempre molto complicato parlare di quello che faccio. Il lavoro di scrittura è qualcosa di forte. Nel 91 ho avuto il mio primo figlio, Pietro (che è anche il nome del protagonista del romanzo). Un bimbo tanto atteso e desiderato. E mentre vivevo con gioia questo evento, in tv scorrevano le immagini della guerra di Sarajevo. Terribili. Ma quell’orrore è rimasto dentro bloccato per anni. C’era sempre un qualcosa che mi bloccava e non riuscivo a raccontare ciò che sentivo”

Il tempo scorre. Ma noi non ce ne accorgiamo e la osserviamo silenziosi, ogni tanto lanciamo uno sguardo ma nessuno vorrebbe interromperla. Le domande e le curiosità da chiedere sono tante.

E come un rewind e un flashforward, sia noi che lei saltiamo da una pagina all’altra del libro e della vita. “Il compito dello scrittore”, riprende la Mazzantini “credo sia proprio quello di entrare in empatia con i propri personaggi. Io scrivo sempre affacciandomi alla finestra, guardando il mondo, osservando e parlando con tutti”.

I suoi occhi piccoli ma intensi ed espressivi la rendono davvero una persona di un fascino straordinario. Racconta le sue storie con una grinta tale che se tutte le donne fossero così il mondo non andrebbe come spesso va.

“La stesura è durata non molto. L’idea era dentro me da tempo. Ma i pezzi da mettere insieme non trovavano il giusto legame. Poi il viaggio fatto a Sarajevo mi riportò in Italia distrutta. Fittai uno studio dove potermi concentrare. Studio che, terminato il libro ho lasciato. In realtà (e qui un sorriso blocca il discorso per poi subito riprenderlo), era una stanza di uno squallido residence, uno di quelli dove non vorresti mai metter piede, dove c’è gente di passaggio, amanti che si incontrano. Un luogo insomma dove però c’è vita, ci sono intrecci e per uno scrittore questo è materiale utilissimo no?”

E così il discorso si sposta dalle pagine di un libro alla vita di ogni giorno, e viceversa, alle guerre che si combattono ovunque, anche nelle famiglie, dietro finestre spesso chiuse e dove mai entra il sole.

“Venuto al mondo” è un romanzo che regala un ricco numero di figure descritte abilmente. Un intenso racconto per immagini, una storia drammatica, struggente ma intrisa d’amore. Sullo sfondo, una Sarajevo lacerata dalla guerra. La protagonista, Gemma, insegue con testardaggine ma nello stesso tempo con un profondo desiderio di maternità, un sogno che sembra non realizzarsi e come scelta estrema decide di ricorrere all’utero in affitto. Ma tra mille storie che si intrecciano, alla fine resta l’essenza vera della vita a trionfare.

“Alla fine la vita è un buco che entra in un altro buco e i vuoti si riempiono. Il bimbo del racconto ha molto del mio Pietro. Ci sono destini che si cercano e si trovano per stare insieme”.

Il silenzio ora eterno, ci fa capire che è tempo di andare e riflettere. Uno sguardo, un sorriso a labbra strette e la scrittrice si allontana scomparendo nel corridoio. Un romanzo racchiude vita. La vita racchiude storie. Impariamo ad aprire queste pagine e riempiamo i vuoti con emozioni vere.

En. Iade, Pordenone Legge, 19 settembre 2009

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