La cultura non vale un libro

Un viaggio tra mille parole che prendono forma in mille libri,”ossigeno per la mente”. Al nord, sì, in quel profondo nord ricco di industrie e ciminiere dove al libro a volte viene preferito il “banco della fabbrica”, una piccola città di provincia da due lustri dedica intere giornate al libro e alla cultura. Giornate dedicate a riflettere sul futuro e su come si arriva ad esso più preparati. Al sud, nell’”acculturato” sud, dove spesso l’università è un parcheggio obbligato per migliaia di giovani la “cultura” resta, spesso, accantonata sui banchi. In una piccola provincia industrializzata del profondo nord si organizzano manifestazioni “culturali” dedicate al libro come strumento per crescere, invece al sud, in una piccola provincia “culturale” il libro resta solo un accumulo di pagine e parole lasciate a se stesse. Vien da dire Pordenone “non vale un Benevento”. Sì, mentre a Pordenone, profondo nord, si “legge” e si apre al libro, Benevento si divide tra “Quattro notti..” e “Città spettacolo”, alla ricerca dell’evento “culturale”. Viene da pensare che in città se non si organizzano manifestazioni lucrose, la cultura e l’informazione non hannno senso di esistere. E così, ci si dimentica della potenza di un libro. Perché allora Benevento “la dotta” non può organizzare un “festival” della cultura attraverso il libro, per crescere e continuare a discutere su manifestazioni da rivedere nelle fondamenta? Costa poco la cultura veicolata dal libro e dai suoi autori o non è funzionale alla riflessione e alla crescita di una provincia “smarrita”?

Ecco un racconto passionale sulla “cultura” di una giornalista del Corriere su ciò che accade a mille chilometri di distanza:

PordenoneLegge apre i suoi battenti tra una pioggia fitta e un gruppo di studenti in fila davanti al Convento di san Francesco. Dal 16 al 20 settembre si rinnova l’appuntamento con la festa del libro: un viaggio tra scrittori, giornalisti, registi e gente curiosa di scoprire le ultime novità editoriali. Come ogni viaggio che si rispetti anche questo ha i suoi intermezzi: imprevisti, incontri, riti, miti, siti. Non è tanto la meta, così come citava Kavafis, quanto il percorso. Non Ithaca, quanto il cammino per giungere ad essa. Un festival di letteratura è un viaggio. Non conta il dove sei: Modena, Ferrara, Roma, Pordenone o Benevento. Conta l’avventura dalla quale ti lascerai trasportare.Come feluca su di un’onda. Come Ulisse e il suo destino. Il viaggio inizia tra stradine dall’odore antico e stands baciati dalla pioggia. Non è di certo questo che incute timore al viaggiatore alla ricerca di qualcosa.

Pordenone, con la sua città vecchia e il viale principale affiancato da palazzi con porticati gotici e rinascimentali, con la sua elegante aria in stile veneziano, incanta chiunque giunga come Ulisse in una qualsivoglia Ithaca.Scopro che il Festival compie 10 anni: è un “ragazzetto” dall’aria vispa e sbarazzina che si intrufola tra le stradine, con i suoi bermuda e le scarpe slacciate. Ma in 10 anni anche il “garzon “è cresciuto. “C’è stata una maturazione importante, una straordinaria quantità di incontri, eventi, collaborazioni”, come scrivono i curatori della Festa del libro nella presentazione della guida.

Un enorme cartello mi illustra le presenze di questi giorni: nomi del calibro di Amin Maalouf, lo scrittore libanese tradotto in tutto il mondo, l’ Abraham B. Yehoshua di “L’amante” o “La fine del millennio”, il giallista Gianrico Carofiglio e lo storico Luciano Canfora, il direttore di Limes Lucio Caracciolo e presenze del cinema italiano come Francesca Archibugi e Paolo Taviani. Figure importanti, incontri che fanno riflettere sui cambiamenti, sul caos, sulle evoluzioni mediatiche. E si medita, sul tempo passato e sul tempo “in-divenire”. Sulla qualità del viaggio. E, a questo punto, mi viene in aiuto Eraclito con la sua accezione del “divenire” come continuo mutare e trasformarsi delle cose da uno stato all’altro. Ed è questa la condizione che ora sperimento io viaggiatore; una condizione più che fisica, uno stato psicologico e mentale, che mi fa sentire non più cittadino di un luogo specifico, ma di una dimensione in “divenire” in cui l’unica costante è il cambiamento. E così è questo Festival dall’aria bagnata ma piacevole e interessante.

In questi luoghi dove si respira l’aria delle poesie di Pasolini che definiva questa, una città dal “cielo pallido, impalpabile e vastissimo”, qui dove lingua, sapori, tradizioni, sono forti più che mai, io mi guardo intorno con la curiosità affascinata di un viaggiatore mai sazio di incontri e avventure.

da “Il Corriere del Sannio”, 18 settembre 2009

Annunci