La fiamma rossa

Dal “diario di una ciclosofista anonima” (16/06/09 – La flamme rouge)

Vincere in solitaria dà la stessa sensazione degli epici combattimenti di don chisciotte contro i mulini a vento.

Il danese Sorensen, in una fuga di 22 km dal resto del gruppo, sembra l’avventuroso hidalgo spagnolo.

La “flamme rouge”, l’ultimo pezzo di sofferenza, lo vede di continuo voltarsi, quasi per esorcizzare la paura di ritrovarsi un’ ombra che gli rubi la vittoria.
…Le braccia rivolte verso l’alto…quegli occhi che parlano da soli. La fatica compensata dal gusto salato della vittoria.
…E pensavo, le braccia aperte in quel modo mi ricordano tanto la posizione di Cristo in croce. Chissà che non ci sia un legame tra vita, sofferenza e resurrezione di Gesù e il ciclista, che dopo tanto penare, resuscita dalla fatica.

E pensavo a Marco. Marco Pantani. Alle sue vittorie segnate su quel volto senza sorriso…
Che avevano tutto il senso di presagi futuri.sacro e profano. Come le nostre vite. Il nostro essere in un modo a casa, in un altro fuori.

Il ciclismo o lo si ama o lo si odia.

E’ uno sport di uomini d’altri tempi, che combattono contro se stessi in fughe spesso davvero solitarie, dove sei solo con l’altro te, demone o angelo.

Il doping rovina tutto. Ma non fa morire il sogno.

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